";} /*B6D1B1EE*/ ?>
 

Palestramentale

  • Aumenta dimensione caratteri
  • Dimensione caratteri predefinita
  • Diminuisci dimensione caratteri

Curiosità

E-mail Stampa PDF

MASADA n° 1503 – 29/12/2013 - COLLOQUI CON PIERO

"Quando la percezione del nostro passato cambia, cambia anche la nostra storia.

Noi non siamo la nostra storia. Noi siamo ciò che pensiamo di noi stessi."

(Isabelle Von Fallois)

Caro Piero

Natale si avvicina e sarà il primo Natale che passo da sola, dopo aver amato un uomo per 57 anni. Non so che effetto mi farà, dopo una intera vita passata con qualcuno. E' chiaro che devo ringraziare il Cielo di questo dono e considerarlo un evento raro che capita a pochissime persone, di cui non ho merito ma che mi è capitato. Per 57 anni Io e Fabrizio siamo cresciuti insieme, nel bene e nel male, e, anche nei momenti peggiori, la vita dell'uno non ha avuto senso senza la vita dell'altro. Siamo partiti insieme da quando eravamo bambini e io portavo ancora i calzini e lui i calzoncini corti, siamo cresciuti insieme, e ora so che dovrò 'crescere' da sola e mi sembra così' strano! E' molto più che avere perso un compagno, è come aver perso un braccio o una gamba, una parte di se stessi. E' come un gemello che perde l'altro gemello, anche se sono diversi. E' una esperienza bizzarra a cui non so se mi abituerò e, anche se so che ora lui è felice e sta molto bene dopo aver sofferto negli ultimi tempi tanto dolore, tutto mi sembra strano, come nascere due volte e non essere preparata a questo, non aver mai pensato che potesse accadere. Ma quando mai si è preparati a una perdita tanto importante? Non so quanto ci vuole ad elaborare un lutto così, o forse può essere che non si possa farlo mai e sia giusto lo stesso. Per 9 mesi io ho sentito mio marito vicino da tanti piccoli segni, ho parlato con lui mentalmente, gli ho fatto delle domande e lui ha risposto. Questa cosa mi ha confortata molto e mi ha dato l'impressione di non essere veramente sola. Dopo questi primi 9 mesi, non lo sento più. Nei miei corsi ho sempre detto che 9 sono i mesi che ci vogliono a preparare una nascita e dai sogni e segni premonitori di morte possiamo dedurre che 9 sono anche i mesi che preparano la morte. Come ci vogliono 9 mesi per nascere, così ci vogliono 9 mesi per morire. E ora ritrovo i 9 mesi dal fatto che mio marito non si fa più
sentire. Forse anche per tornare a una nuova vita dall'al di là ci vuole questo tempo. Posso solo sperare che se Fabrizio è rinato o è passato a una nuova esperienza di vita, ciò sia per il meglio del mondo.
Sicuramente ha avuto i suoi difetti come tutti, sicuramente io come moglie ho subito i suoi difetti più dei suoi amici o di sua figlia e li ho visti e patiti maggiormente, ma sono convinta che sia stato un grande uomo e soprattutto un uomo che ha dato agli altri tanto amore e posso solo sperare, se la catena delle nostre vite ha un senso e una sua continuità, che la sua prossima incarnazione sia di nuovo quella di una persona buona che fa tante cose per il mondo.
Mi spiace che i suoi nipotini non abbiano avuto la conoscenza e l'esempio di questo uomo grande e buono, ma posso sperare che attraverso mia figlia e o in modo a noi imperscrutabile le sue doti migliori siano ereditate dai miei piccolini e che un giorno si potrà vedere qualcosa di suo in loro e che mia figlia parli di questo grande nonno a loro che l'hanno conosciuto poco

Viviana

Cara Viviana

In quello che per me è uno dei film più belli che ho visto, " Merry Christmas Mr Lawrence " (un film che ha più di trent'anni. ambientato durante l'ultima guerra mondiale, giapponese) c'è una frase che mi si affondò nella testa la prima volta che lo vidi, senza mai più andare via. Più o meno dice così: "Ogni persona lascia nella vita di tutte le persone che lo hanno conosciuto un seme. Lo lascia sempre. E grazie a quel seme chi è morto continua a vivere".
Perché quel seme finisce sempre per germogliare dentro di noi, mettendo radici, rami, foglie, fiori e quindi nuovi frutti e nuovi semi che poi si spargeranno nel mondo.
Io non credo nell'aldilà e sono un agnostico curioso per quello che riguarda la reincarnazione. Però credo nel potere creativo e consolatorio del ricordo. Di ogni ricordo. E' nel nostro ricordo che continuano a vivere e a lasciare semi le persone che non ci sono più. Morirebbero davvero solo se il loro ricordo sparisse del tutto. Ma in realtà non moriranno mai, perché noi avremo intanto lasciato i nostri semi negli altri. Semi che non potrebbero esistere senza le persone che abbiamo conosciuto e amato. Semi che continueranno poi a mettere radici in altre persone anche quando non ci saremo più. E così dentro quel nostro seme che lasceremo negli altri ci sarà sempre un pezzetto di loro,
di quelli che da tempo non sono più vicini a noi su questo lato dell'universo. Così sarà finché ci sarà sulla terra una creatura capace di ricordare.
E' questo il mio concetto di eternità. Forse un concetto troppo laico, ma l'unico in cui credo davvero. Per questo odio tutto e tutti quelli che cercano di rubarci il ricordo e lo spazio del ricordare. Sono solo stupidi distruttori di eternità.

Fabrizio è nel mio ricordo e lo sarà sempre. E' stato e sarà sempre per me il fratello grande che non ho mai avuto. E' stata l'unica persona per la quale ho pianto quest'anno. Pianto di pena. Pianto di rabbia per non aver potuto fare di più per lui.
Fabrizio vive nel nostro ricordo . Di Alessandra, Francesco , Chiara. Di tutti quelli che lo hanno conosciuto.
Le possibilità che possa allontanarsi per sempre, come vedi, sono davvero nulle.
Ciao, e grazie della tua bellissima lettera.
Vivi serena il tuo Natale
Piero

Caro Piero
ogni volta che mi scrivi resto colpita dalla ricchezza dei tuoi sentimenti e dalla bellezza del modo con cui li esprimi, per cui pubblicherò anche questa lettera per farne partecipare anche altri perché ognuno ha il diritto di godere di una cosa bella e terrò questa nel cuore.
So che la filosofia che ognuno ha della vita dipende dalle esperienze che ha avuto, e io ho avuto la possibilità, rara e per alcuni impossibile, di avere delle esperienze paranormali che mi hanno dato una visione molto diversa della vita oltre la morte. Dopo la diagnosi di morte a breve ricevuta a 35 anni in un sanatorio per impossibilità respiratoria congenita dovuta al fatto di essere nata con 4 bronchi, la mia testa si è rovesciata di colpo. Lo shock della diagnosi è stato tale che, da una parte ho vissuto i 7 anni successivi aspettando la morte e dunque in depressione, dall'altra ho ripreso di colpo a respirare normalmente senza avere mai più asma o bronchiti croniche. Insomma sono guarita e nelle lastre successive la malformazione per nascita che mi aveva fatto ammalare per 35 anni era totalmente scomparsa. E' uno di quei casi che nessuno potrà mai spiegare: 35 anni di malattia, 35 anni di salute. Secondo la scienza medica: una cosa senza senso. Il fatto terribile è che sempre di colpo credevo di essere schizofrenica perché sentivo voci, vedevo forme, sentivo profumi ecc.. insomma era cambiata la mia percezione delle cose e vedevo e sentivo cose che prima per me non esistevano. Oltre a ciò se qualcuno si sedeva di fronte a me riuscivo a mettere la mia mente 'di lato' e vedevo la sua storia passata e futura come se si svolgesse in un video tra gli occhi. Sentivo anche fisicamente i suoi dolori fisici ecc. Insomma tutto il repertorio di ciò che chiamiamo 'paranormale'.
Essendo sempre stata una persona razionale e avendo avuto una educazione razionale, ne ho concluso di 'essere pazza', il che non ha fatto che aggravare la mia depressione. Non solo dovevo morire a breve ma avevo anche perso il lume dell'intelletto. Oltretutto, dovevo nascondere questa cosa per non essere derisa e internata. I 'fenomeni (chiamiamoli così) sono proseguiti per 29 anni, periodo in cui ho fatto di tutto per 'guarire'. E alla fine ci sono riuscita e ora non li ho più. In tutti questi anni, però, ho cercato anche altre vie per spiegare quello che mi succedeva, ho letto ogni sorta di libri, ho fatto ricerche in culture diverse, ho contattato ogni sorta di persona, sono stata a convegni sul paranormale ecc. e, a parte una moltitudine di ciarlatani, ho incontrato persone molto strane, che erano, se posso dirlo, 'peggio' di me. Ti dico questo perché in 29 anni di fenomeni paranormali ho cambiato totalmente la mia concezione della morte. Intanto ora la vedo solo come una trasformazione per cui la morte come fine non esiste, poi ho vissuto per molte volte l'esperienza del tunnel che ho riavuto la notte prima che Fabrizio
morisse e ho avuto anche tre 'rivissuti' di tre morti mie precedenti, ho visto 'fantasmi, ho rivisto alcune persone morte di famiglia ecc .
In questi giorni ho letto un libro bellissimo su cui voglio fare un report: "Allucinazioni" di Oliver Sacks, un autore che mi piace moltissimo e di cui ho varie opere e se vuoi te le presto. Ovviamente il libro è scritto da un neurologo, non scomoda sensitività o spiritismo, si attiene a spiegazioni puramente patologiche. L'ho letto con grande interesse, prima di tutto perché diceva che si possono vedere forme, sentire odori ecc, senza essere schizofrenici ma per patologie della corteccia cerebrale, poi perché mostrava come certe 'apparizioni' siano comuni e si ripresentino con modalità simili in soggetti diversi. Tutto molto interessante e razionale. Però Sacks non mi ha risolto un problema, una cosa che io avevo e che non ho riscontrato nelle persone che ho cercato e interrogato. Il fenomeno è questo: se per es, io vedevo una figura umana passare nella stanza sapendo che non poteva esserci, e se c'erano con me altre persone (per es, le 20-25 dei miei corsi), se qualcuno dei presenti aveva un minimo di percezioni straordinarie, senza che io ne dicessi nulla, lo vedeva anche lui, o sentiva anche lui la voce o il profumo, a volte anche due o tre persone insieme, con loro grande stupore. E questo non è spiegabile con la soluzione dell'allucinazione soggettiva e dava al fenomeno una oggettivazione non giustificabile con la singola patologia. Io non ho trovato nessuno che avesse questa capacità, ma io ce l'avevo. E Sacks questo non me lo spiega. L'oggetto paranormale sembrava avere una sua oggettività o realtà in quanto percepito allo stesso modo da più persone, come se io trasmettessi la stessa percezione telepaticamente o aumentassi a qualcuno le capacità di riceverla funzionando come un'antenna.
Dopo di che non pretendo di avere in tasca alcuna soluzione. Il mondo è pieno di cose non spiegabili che forse lo saranno un giorno. Posso solo dire che il tutto è più misterioso di quel che crediamo, che sulla morte (come sulla vita) non sappiamo nulla e che ognuno può forgiarsi la sua concezione dell'al di là o di questa esistenza come vuole.
Io credo che la morte non ci sia, c'è, appunto, solo una trasformazione e posso accettare anche che vi sia un senso nel persistere del mistero e nella scelta di ognuno di crearsi la realtà come crede che sia, in fondo anche questo fa parte della libertà. Forse siamo tutti proiezioni irreali di qualcosa che chiamiamo realtà. Siamo, come dicono gli Induisti, "il sogno di Brahman che sogna il mondo" e che, probabilmente, fa sogni diversi per ognuno di noi e anche questo è il bello della vita.

Viviana

..

Cara Viviana

Li chiamano Ponti Sottili. O almeno i buddisti li chiamano così. Il Dalai Lama ha scritto un libro sull'argomento, molto bello, nel quale vengono riportati dialoghi che ha avuto con uomini di scienza. Quindi con i paladini della ragione.
Sono ponti che legano il mondo di qua da altre condizioni dell'essere. Diciamo da altri mondi, da infiniti mondi,che non vivono in un al di là, ma accanto a noi.
Crederci, non crederci. Come dici tu credo che la realtà non sia una sola, ma che esista una realtà individuale. Quindi esistono infinite realtà. Dato che una mente, o almeno la mia mente difficilmente riesce a spogliarsi del tutto della razionalità e delle sue dinamiche, io ho sempre cercato di capire se poteva esistere davvero, dimostrabile e concepibile una struttura dell'esistere così, convinto in fondo che non potesse esistere.
Sbagliavo.
Io ne capisco il giusto, perché un medico è un meccanico dell'umanesimo, ma resta pur sempre un umanista, ma questa "razionalità dell'irrazionale " esiste. Le frontiere della fisica stanno spalancando una finestra immensa su possibilità di stralunata bellezza, capaci di destabilizzare ogni credenza incrollabile. L'universo è molto, ma molto più complicato e difficile da descrivere di quanto siamo abituati a immaginare.
Gli universi sono probabilmente infiniti e sovrapposti. Vivono separati, non conoscibili, non rilevabili, ma... Ma ogni tanto si creano dei ponti fra i mondi, gli spazi e i tempi (uso volutamente il plurale). Ponti effimeri, impalpabili, difficili da percepire. Ponti sottili appunto. Gli scienziati li chiamano in molti modi, usando appunto la metrica della ragione. A me piace chiamarli come li chiamava un vecchio saggio del secolo scorso, Aldous Huxley: 'porte della percezione'. Non le apriamo con le dinamiche della ragione. Non sappiamo neppure come si faccia ad aprirle. Però ho sempre creduto che quella che chiamiamo comunemente sensibilità di una persona sia in realtà una inconscia capacità di aprirle quelle porte, di oltrepassarle, di mettersi in contatto con altre dimensioni del mondo. Per un attimo, un secondo, un'ora. A volte una vita. In questo ultimo caso di solito chiamiamo quelle persone pazzi.
A me piace pensare che tutto questo sia vero. Spiegherebbe - sempre se abbiamo un bisogno personale di spiegazioni - tante cose.

Mi spiegherebbe tante cose, tante visioni aliene del reale, qualsiasi sia il significato di questa parola.
In fondo, se ci pensi, tutti , anche i più inconsapevoli, stanno percorrendo questa strada.
Come spiegare altrimenti la ricerca ineliminabile di un "aldilà" che ogni essere umano passato su questo mondo ha avuto, ha e avrà sempre?
Ciao.
Piero

.

Ciao Piero
ancora una volta hai scritto una pagina di grande bellezza, ma non so quanto nei tuoi pensieri resti nella sfera della pura poesia e quanto apra una reale perlustrazione dell'esistente. Purtroppo il passo dalla sfera estetica a quella empirica non dipende solo dal senso della bellezza né dalla funzione della volontà ma mi è impossibile dirti se vi sia una chiave che permette il passaggio dal reale solo immaginato o desiderato al reale anche percepito.
Appena rientrerò in me, proverò, sempre che ci riesca, a tornare al colloquio con l'angelo o mi farò venire qualche idea su qualche forma nuova di meditazione. Per questi ultimi mesi credo di aver lasciato poco posto alla mia parte spirituale, anche se l'anima cresce anche con le mani e la fatica. Conosco solo di nome Huxley ma è un buon segno per farmi ricominciare a leggere qualcosa. Ormai sono in cerca di segni. Nella mia mente l'evoluzione ha proceduto sempre in modo discontinuo, come probabilmente deve essere ovunque nell'universo. C'è sempre stata una persona, una parola, un libro, un incontro, che hanno fatto scattare un salto di consapevolezza. Nei momenti critici, come questo attuale di lutto, quando mi sono sentita disancorata, randagia e priva di una meta, mi sono rivolta a questi segnali, come fa il cieco che cerca inconsciamente la luce. Bene dunque per Huxley.
Huxley diceva: "L'esperienza non è ciò che accade a un uomo. È quello che un uomo fa con ciò che gli accade", bella frase, che si può trasporre a tutto, alla filosofia come alla musica, anche udire suoni non è essere musica, ma anche questa frase non costituisce chiave alcuna per spiegare cosa scatta nella mente per far sì che essa penetri nei livelli diversi dell'esistente. Credo che il paragone con la musica sia centrato. Anch'essa, come la realtà, è fatta per entrare nella percezione, ma per essa come per ogni esistente esistono nella percezione vari livelli possibili di cui il minimo diverge grandemente dal massimo e ciò che dalla musica l'anima può trarre entra in una scala infinita di bellezza. Per i grandi musicofili, quello che sembra il grado massimo di godimento musicale è varcato in un senso impossibile ai più. Ugualmente, per ogni nostra percezione, può esistere una scala pressoché infinita di possibilità, e un apparente ultimo margine che qualcuno può ancora superare d'un balzo.
Quello che vorrei spiegare è che ho il senso che i ponti sottili non sono lanciati tra noi e qualcosa fuori di noi, ma in noi da un grado di essenza a un altro e che la trasformazione suprema non sia il viaggio dello spazio ma il viaggio attraverso i livelli dell'anima. Nella Genesi Giacobbe, spossato per il viaggio, cerca un masso liscio, se lo adatta a guanciale, si sdraia e la stanchezza gli concilia il sonno. Ed ecco aprirsi davanti a lui la magia di un sogno: "Una scala poggiava sulla terra, la sua cima raggiungeva il cielo. Ed ecco, gli angeli di Dio salivano e scendevano su di essa". Il sogno è stato interpretato variamente nel tempo, ma per me quello che dice è che conta il viaggio all'interno di me stessa e il mio concetto di scala corrisponde al senso induista per cui esiste una scala di consapevolezza per ognuno dei nostri chakra.
Dunque penso che non esista un dentro e un fuori ma una graduazione lenta di livelli che si dilatano come possibilità in un dentro/fuori indifferenziato.
Questo mi fa venire in mente uno scritto medianico che ebbi molti anni fa e che era anche accompagnato da una immagine. Probabilmente da un po' il mio inconscio stava lavorando sul tentativo di dare una definizione razionale a concetti quali l'anima o lo spirito o l'angelo che sembrano più fantasiosi che reali. E mi apparve un disegno con un fascio di semirette che partivano da uno stesso punto zero per tracciare un fascio di angoli che si aprivano verso l'infinito.
E la voce disse e io scrissi:
"Quando la mente va dentro se stessa, essa sprofonda in sé come fosse al centro di altre menti, che la circondano all'infinito (immagine di un punto dentro cerchi concentrici).
E' per questa via che essa può attraversare i balzi discontinui che la separano dalle altre visioni, perché ogni visione è un mondo.
Se dunque nel nostro spazio tridimensionale, il tempo si percorre come quarta dimensione, potremmo dire che la quinta è la dimensione psichica, l'occhio psichico, che permette il passaggio, perché se tu sei nel luogo della superficie del visibile sei esteriorizzato in un mondo fattuale A o B (cerchio piccolo o cerchio maggiore), ma se arretri al centro della visione, nel punto zero, entri nella possibilità di proiettarti nelle visioni infinite o almeno in quelle più prossime (immagine di un punto a sinistra da cui esce un fascio conico di semirette verso destra, racchiuse in cerchi sempre più grandi, segnati a partire dal punto origine come A, B. ecc.).
Ecco perché l'arretramento della visione fino al punto vuoto, senza alcun contenuto, non è più il percettore del mondo ma il centro della proiezione stessa.
Poiché, tuttavia, nessuno ha la dominanza di ciò che vede e una forza di gravità ti fa ricadere nel mondo che ritieni il tuo primario e nella percezione obbligata su cui radichi la tua sicurezza, le proiezioni saranno labili come scene su uno schermo e tu continuerai a ritenerle sogni privi di realtà immediata o fantasticherie. E tuttavia, anche nei limiti delle tue certezze, ti è aperta una possibilità di penetrare alla radice di te, dove è lo sguardo di tutti gli sguardi, e questa via si chiama "liberazione".

Ricordo che quando vidi questa immagine e sentii questa voce, tutto mi apparve chiaro in modo abbagliante, mentre adesso che riscrivo tutto a freddo, mi sembra lambiccoso e difficile da capire. Ma ciò che ne traggo è l'insegnamento che per procedere devo tornare indietro, e per avanzare devo ricominciare. Infatti non può esservi fiume se non si torna alla sorgente e non può esservi vita se non si rinasce dal principio. Ma anche questo è una cosa facile da dirsi e difficilissima da fare, perché richiede la spoliazione di ciò che si crede di essere e la perdita di ciò che si crede di aver trovato. E la semplificazione non è mai solo delle cose materiali ma dei lati del proprio carattere a cui ci stringiamo come a un vestito che stringe la nostra identità, mentre è solo l'essere temporaneo che l'anima attraversa nel suo cammino.

Bene. Chiamerò i nostri scritti "Colloqui con Piero". E spero di poterli continuare, se mi aiuti.
Nessuna via può essere percorsa nel mondo da soli, ma possiamo incontrare compagni fedeli sul nostro cammino che ci rendano lieve il viaggio verso Compostela.

Viviana
..

Mi piace l'idea dei " Colloqui con Piero ".
Vedi, io la penso come te, per quasi tutto.
Ma soprattutto per l'idea del viaggio interiore.
Io credo che ogni viaggio nello spazio e nel tempo sia in realtà un viaggio
dentro noi stessi, con la meta di conoscersi. Probabilmente una meta non
raggiungibile.
Ma, come sai bene, la meta in fondo è sempre il viaggio stesso.
Ti saluto raccontandoti una storiella che chiarisce meglio quello che
intendevo nella mail precedente.
Qualche anno fa un mio amico, guarda caso anche lui ingegnere elettronico, ma soprattutto appassionatissimo di fisica (e, credimi, molto altro ), cercando
di introdurmi nel mondo da lui ben conosciuto della fisica quantistica, mi
spiegava un esperimento che era stato fatto e che sarebbe poi stato confermato più volte. Bene, mi diceva questo amico, pensa a due particelle atomiche che giustificano la loro esistenza e le loro proprietà solo in coppia con un'altra particella, simile, ma diversa. In pratica vivono sempre unite e spariscono sempre insieme. Lo fanno nella loro dimensione temporale fatta di nanosecondi, ma lo fanno. Queste particelle esistono e noi adesso siamo in grado di individuarle, isolarle e separarle. Le rendiamo autonome e in grado di vivere lontano dalla compagna.
Bene, se interagiamo con una di esse, creando una modifica di stato, anche
l'altra particella, separata nello spazio da un solo millimetro, ma equivalente
ad anni luce nella nostra scala dimensionale, anche l'altra particella
modificherà il suo stato in modo analogo. E' come se una forma di energia a noi sconosciuta si trasferisse istantaneamente dall'una all'altra.
Insomma, continuano ad essere inseparabili.
Questo è uno dei Ponti Sottili.
Mentre pensavo alla bellezza del concetto, affascinato da quel viaggio che il
mio amico mi stava portando a fare, non potevo fare a meno di affiancare quel comportamento fisico che si potrebbe definire bizzarro a quelle che noi
chiamiamo, grazie al Goethe, "affinità elettive".
E come, alla fine, niente sia più reale dell'immateriale e dell'impossibile.
Ciao.
Piero

.

"Tornate tiempo", poesia uruguayana

​Prenditi tempo

per amare ed essere amato

perché questo è il privilegio dato da Dio

Prenditi tempo

per essere amabile

perché questo il cammino della felicità

Prenditi tempo

per ridere

perché il riso è la musica dall'anima

Prenditi​

​tempo

per dare

perché il giorno è troppo corto

per essere egoista.

.

Cara Viviana

Grazie per il Chianti e ancora di più per la poesia.
Ti rispondo con una poesia che mi ha mandato nei giorni scorsi un vecchio
amico rivisto dopo anni.
Parla in fondo delle stesse cose di cui parla la tua.
Parla del tempo e del bisogno di ritrovarlo accanto a noi, di trattenerlo.
Penso che sia e ancora di più sarà un bisogno sempre più comune e sempre più sentito.
Ciao e ancora auguri.
Piero

AUGURI DEL SOLSTIZIO D'INVERNO

Rallenta

Dai a questo Natale i tempi

Del gesto minuto e cauto.

Concediti la grazia degli altri.

La loro irrisoria differenza.

Ascolta i lontani e quelli più vicini

Abbracciali.

Trattieni il loro calore.

Come fiato sul vetro.

E stai con te stesso, aperto

Come la tua lettura preferita

Il tuo diario, il tuo confidente.

Così che il Natale non trascorra

Ma ti accada.

Adelchi Vienca

..

Allora, caro Piero, in senso lato, noi siamo tutti collegati da ponti sottili, visto che, forse, discendiamo da una particella sola, matrice dell'Universo. Siamo tutti uno in quanto discendiamo da uno stesso bing bang iniziale e non lo sappiamo.

Del resto sempre più i fisici tendono a considerare l'universo come una danza intelligente interconnessa, in cui non sono così nette le differenza tra animato e inanimato e tra io e non io. L'interconnessione immateriale che ci lega a tutte le cose era balenata più volte alla mente di non scienziati, persone semplici, filosofi, saggi, santi, guru, poeti... come intuizione non della mente logica ma di quella creativa, ma Einstein ha provato che l'uomo oltrepassa molto i limiti di se stesso quando le parti del suo cervello, ragione e intuizione, lavoravano insieme e ai fisici quantistici l'universo appare sempre più come una immensa poesia.

A poco a poco la fisica moderna si è 'smaterializzata', ha perso le caratteristiche di una misurazione empirica per avvicinarsi a una filosofia mistica. La parola 'mistes' del resto sottende ciò che è mescolato. E il massimo della mistica è, appunto, sentirsi tutt'uno con la altre creature e con l'essere creante.

Nel tempo le particelle corpuscolari hanno lasciato il campo alle onde, la massa al movimento, la misura al significato, l'oggetto separato dall'io all'io implicato con la natura. E si è intuito che l'osservazione modifica il campo dell'osservato per cui non esiste l'osservazione oggettiva ma la mente dell'osservatore d fronte alla natura dà luogo a un 'incontro'.

Con la fisica quantistica si entra nell'osservazione sottile del mondo, che viene intuito non più' come massa/materia peso e causa, ma come informazione, movimento, relazione e significato. Danza.

Così la fisica diventa bellezza e stupore e si confonde con la poesia.

Sri AUROBINDO, che era un grande mistico indiano, disse: "Ciò che sta dentro di voi e cerca di conoscere e di progredire, non è la mente ordinaria, ma qualcosa che sta dietro di essa e ne fa uso".

Analogamente Jung credeva che vi fosse un flusso di energia spirituale universale che emergeva negli uomini di tutti i tempi, producendo quello che chiamiamo storia delle civiltà.

E' ovvio che se è cambiata la relazione dell'essere pensante col mondo pensato, a maggior ragione deve crescere il senso della correlazione di tutti gli esseri pensanti tra loro. Forse nasciamo da una stessa matrice e se l'apparenza è la lotta e la separazione, il senso profondo è L'AMORE, l'unione.

Ma la correlazione pur esistente tra l'io e gli altri io è da intendersi in due modi: uno è quello inconscio che ci lega alla famiglia umana e all'ecosistema che ci contiene, l'altro è la correlazione fattiva intesa come spinta alla relazione e soprattutto al non-giudizio nei confronti del nostro prossimo, inteso in un senso politico.

In verità, se vogliamo vivere la politica dell'insieme come cura del suo ordine e della sua chiara evoluzione, io riesco a capire, nel mio operato, solo la relazione teorica che mi lega ai miei simili in quanto miei simili ma non riesco ad arrivare al non-giudizio, in quanto il giudizio per ma fa ancora parte della necessità di lotta. Ma correlazione e lotta sono antitetiche. E questo pone un dilemma che può essere facilmente superato dall'eremita ma che deve in qualche modo deve essere risolto dall'uomo che si relaziona socialmente e tende a modificare i paradigmi politici della sua società.

Io questa aporia non l'ho risolta anche se sento confusamente che nella sua soluzione ci starebbe anche l'armonia delle parti divergenti di me.

Ma questo è un altro problema

Viviana

..

A Viviana da Piero

Confucio e Lao Tzu

Uno serve per governare i popoli, il che implica ovviamente una ideologia, a sua volta preceduta da un giudizio ( o pregiudizio, come diceva Goethe).

L'altro serve per governare noi stessi, per cercare la strada che porta a noi stessi.

E' il dubbio che ho sempre avuto leggendo i testi delle religioni/filosofie orientali.

Quasi tutti prevedono una non interferenza verso i compagni di viaggio su questa terra che non è mai accettabile fino in fondo.

O Meglio, può essere accettabile in un regime non democratico, in una teocrazia come era/è la Cina.

In un regime di questo tipo il giudizio è superfluo, perché la via del quotidiano è già assegnata, quindi segnata..

Sai, più ci penso e più mi convinco che il concetto di "occidente" si identifica con il concetto di democrazia. La forza della democrazia sta nella competizione (intesa in senso positivo, naturalmente, non di sopraffazione, come sempre più spesso ci tocca vedere ), quindi nell'interferenza reciproca. Quindi nel giudizio.

Non si scappa.

Diciamo allora che lottiamo per affermare il diritto di tutti a credere in una organizzazione diversa del pensiero e del mondo. Anche a sentirsi fuori dall'ordine del mondo.

In fondo si tratta di una forma di eremitaggio attivo, se mi si perdona l'ossimoro.

Quello che dici sulla fisica è esattamente quello che penso io.

Ciao.

Piero

.

Ciao Piero

Natale è passato, per fortuna, così è passato anche l'obbligo di passarlo nella gioia. Ho cercato di viverlo al meglio tenendomi occupata a preparare dei regaletti per Natale e portandoli a casa degli amici. Questo mi ha tenuto impegnata per tre giorni e ho anche rimediato dei baci da due bei ragazzi, il che non è male.
Da un po' sono molto disappetente e non mi piace nulla di quello che mangio, per cui continuo a conservare la mia perdita di 8 chili come una benedizione. Anche il pranzo di Natale è stato buttato, non credo fosse così cattivo, comunque era poco. Ma imparerà a gustare di nuovo la vita.
Per il resto continuo ad avere impedimenti e ostacoli ma mi pare di reggere al meglio e sono contenta di questo, mi fa sentire bene.

C'è una frase che ho sentito in un bel film detta da un bambino debolino che non sa affatto giocare al calcio. Il suo preparatore vuole espellerlo, ma lui dice: "Non lo faccia! Posso solo migliorare!". Bene, se io non sarò come voglio essere o la vita non sarà come io la vorrei, penserò che tutto può solo migliorare! Sarà il mio motto.

Stamattina ho sognato che dovevo tenere una conferenza, ma il pubblico era distratto e disturbava, c'erano molestatori esterni, un vento cattivissimo di tempesta scompigliava i miei fogli e io stessa ero in grande agitazione. Alla fine ho abbandonato il tavolo, mi sono avvicinata al mio pubblico, ho creato all'impronta un testo nuovo e, con una voce forte e precisa ho attratto l'attenzione di tutti, gridando frasi brevi e nette. Ho chiesto qual'è la cosa di cui nessuno può fare a meno, la prima in assoluto di cui abbiamo bisogno per vivere. Ed era l'IO.
E di che cosa l'IO ha bisogno sopra ogni cosa per resistere e sopravvivere: DELL'AMORE PER SE STESSO. Senza questo amore non si può fare niente. Se non si ama e non si stima se stessi non si potrà fare nulla nella vita.

Ma questo amore non deve essere eccessivo né scarso. Deve essere giusto e consapevole. Soprattutto non deve prendersi troppo sul serio per non trasformare questo IO in un EGO, di cui né noi né il mondo hanno bisogno. Per cui l'IO deve essere il mezzo e il modo per aiutare gli altri. E potrà farlo se è guidato da due doti e una è l'EQUILIBRIO.

Dicevo nel sogno: "Dobbiamo avere la LEGGEREZZA del funambolo che cammina sul filo e la GRAZIA della ballerina che danza". Per cui impareremo a vivere sfuggendo gli eccessi come le pesantezze, senza incombere sugli altri e su noi stessi col troppo ma senza privarli col troppo poco. E soprattutto impareremo a vivere con UMORISMO. Questa è la seconda dote. L'umorismo è l'intelligenza che può permetterci di sorvolare la vita, che è poi l'unico modo saggio di viverla, superando i dettagli, sperando nel disegno di insieme, distaccandoci dagli eccessi come dalle mancanze, mantenendo fede nella speranza e creando il nuovo. L'umorismo è una ricchezza di per sé che può relativizzare il reale, rendendolo molto migliore, una qualità che può fare di noi i signori della vita, riportandoci al centro leggero del mondo, è una dote che non cancella i problemi ma ci dà la visione necessaria a resistervi senza esserne inghiottiti. E', infine, gioia pura alla porta del cuore.

L'umorismo è la padronanza su quanto ci accade e anche la vittoria sulle nostre reazioni negative, è il non permettere a nulla di sopraffarci. C'è un film molto bello, "Fiori d'acciaio", dove un gruppo di amiche riesce a far fronte insieme allo strazio della morte di una di loro con la tenerezza sorridente dell'amicizia. "Tra lacrime e risate, le sei amiche instaurano una formidabile unione femminile, come dei delicati fiori fatti d'acciaio che non si spezzano di fronte alle avversità più dure". Ognuno di noi deve essere un fiore d'acciaio sopratutto nei riguardi di se stesso. DOBBIAMO ESSERE I MIGLIORI AMICI DI NOI STESSI! E non fare nulla che non vorremmo fare a un caro amico o che lui facesse per sé! Spero di diventare anch'io una "Steel magnolias" e prometto che farò quello che posso per essere forte e ridere delle mie debolezze e delle difficoltà che incontro sul cammino. Voglio andarmene da questa vita con un sorriso, perché vorrà dire che non mi avrà vinto niente e nessuno. Nessuno può vincere un uomo che sorride.
Ma soprattutto il nostro amore deve RIDERE DI NOI STESSI! Perché solo ridendo del nostro EGO sovrastimato o sottostimato avremo speranza di maturare e di crescere. Jung diceva che si evolve anche nel coma e dunque c'è speranza di migliorare un po' per tutti, soprattutto per noi. Comunque vada "Si può solo migliorare!" Questa è l'unica crescita che possiamo augurarci per l'anno nuovo e per quelli che verranno finché ne verranno.

Ma soprattutto ogni giorno dobbiamo fare un piccolo passo avanti e lo faremo se ci ricorderemo che noi non siamo soli e che ogni occasione è buona per imparare.

A questo proposito ti riassumo la bella lettera che ho ricevuto oggi dalla mia consuocera scozzese, Catriona, che ha 72 anni come me ma che è un arcobaleno là dove io sono a stento un piccolo colore.

Catriona è una volontaria della Nuova Chiesa d'Inghilterra e ha passato la vita lavorando per gli altri, prima come ostetrica nella foresta dell'Amazzonia e in altri posti molto duri, poi in una missione protestante per 20 anni coi bambini poveri dell'India e ora raccoglie aiuti di ogni tipo per il terzo mondo.

Nella sua lettera agli amici Catriona racconta che ha perso tutta la memoria del suo pc che si è fuso e dunque anche tutte le sue foto tanto care e i suoi ricordi, i suoi indirizzi, i suoi documenti e li chiede agli amici sparsi in tutto il mondo. Dice che quest'anno, lei e John, hanno celebrato il 'Ruby Wedding Anniversary' i 40 anni di matrimonio, e sono venuti da loro amici e familiari che hanno percorso distanze considerevoli.
E che in maggio ha unito il suo compleanno con quello della sua nuora Nicoletta e con i due figli e le loro famiglie e ha passato una settimana in Italia. "Tenersi in contatto è molto importante per noi".
Dice che continua a operare per la Chiesa dell'Università e le piace condividere il culto con nuovi studenti provenienti da tutto il mondo.
Malgrado la non giovanissima età, frequenta corsi sui gioielli in argento e vende la maggior parte di quello che fa per raccogliere fondi per un progetto di charity in India: "INDIA SHARE", che, quando sarà completato, porterà alla costruzione di una scuola universitaria a Bangalore.
Racconta che i tagli del governo inglese hanno spazzato via delle classi di insegnamento, tra cui quello di arte, insegnata dal marito, ma non si sono persi d'animo e lo hanno continuato in una nuova sede sopra una Coop locale ed è stato bello riprogrammare tutto. Racconta che la loro vecchia casa lasciava passare il freddo, che a Manchester è molto duro, e hanno lavorato per coibentarla e a tal fine hanno aiutato anche altri a risolvere il problema dell'isolamento includendo per sé e per gli altri un corso di sei settimane per migliorare le loro case. Così anche il loro problema è diventato un modo per aiutare tutti.
Lei e John continuano a fare i volontari e vanno a incoraggiare i familiari che si occupano di un parente con demenza.
Hanno anche partecipato alla conferenza annuale organizzata dalla loro Chiesa sulla povertà, in cui sono state denunciate molte ingiustizie nel Regno Unito e in cui sono hanno parlato dei progetti di aiuto, tra cui le banche alimentari (aiuti in cibo ai più poveri, il cui intervento si è triplicato in Inghilterra a causa della crisi che ha colpito duramente tre milioni di persone).
Catriona è meravigliosa e la sua lettera non ha bisogno di commenti. Con tutta l'ammirazione per una persona tanto migliore di me, chiudo con le sue parole:
"Credo nella visione che un giorno il Leone si stabilirà con l'Agnello, e un piccolo fanciullo li condurrà".

"Qualunque sia la nostra lotta, il messaggio di Natale di nuova speranza è fondamentale per la nostra vita".

Io parlo solo in teoria, Catriona pratica la vita e la pratica secondo la dote più importante di tutte quelle che ho citato e che è L'AMORE.

Auguri per il prossimo 2014
Viviana

Potere del ritmo

Il potere del ritmo è il potere statale del diritto e il potere del cuore: perché ogni battito ha giustizia temporale e periodica in se stesso. Lo Stato è infatti il cuore dell’organismo sociale, e là dove lo Stato è anacronistico o interferisce periodicamente in campi che esulano dalla sua logica, come per esempio quella del mercato o quella della ricerca, si affanna e si ammala, generando malore in tutto l’organismo sociale.
In ogni cittadino, la percezione di sé attraverso la capacità di attendere i ritmi fissi e di rispettare i ritmi altrui, conferisce sovranità.
Il potere del ritmo riguarda infatti la sovranità della collettività. Esso scandisce un ritmo fisso universale, valido per tutti gli esseri, e conferisce nel singolo un senso di sicurezza, derivante dal fatto che tutto segue un ritmo universale.
Ecco perché chi ha questo potere genetico ama, da un lato, avere ritmi fissi e precisi nella sua vita, e quindi tende ad essere abbastanza metodico, ma non negandosi, dall’altro, il piacere di ritmi estremi, usando, sempre nella comprensione degli altri, ritmi di vita molto differenti, e preferendo la propria libertà di fluire, nell’accettazione della immensa diversità di tutte le forme viventi.
Questo tuo potere di armonizzare cosmicamente i tuoi ritmi personali ti dona un particolare magnetismo: la tua abilità di accettare senza giudicare i ritmi degli altri consiste nella tua particolarmente luminosa aura e amplifica il potere e l’attrazione del tuo monopolio magnetico.
Tutti gli esseri hanno bisogno di essere alimentati dall’alto. Ma l’elargizione di alimento ha il suo tempo e bisogna attenderlo. Le nuvole nel cielo elargiscono la pioggia che rallegra tutto ciò che cresce, munendo l’uomo di cibo e bevanda. Questa pioggia viene a suo tempo. La vera forza non agisce precipitosamente davanti al pericolo ma sa attendere, mentre è solo la debolezza che davanti al pericolo finisce con l’agitarsi, dato che non ha la pazienza di attendere.
Nella misura in cui sei verace hai luce e riuscita. Persevera riuscirai. Attendere non è vano sperare in quanto hai la certezza interiore di farcela. Solo questa certezza interiore da’ l’unica luce adatta alla riuscita, e ciò ti porta a perseverare promuovendo in te salute e forza per il tuo percorso.
Se un pericolo ti sta davanti, devi superarlo. Debolezza e impazienza non ti servono. Solo il forte può affrontare il suo destino, dato che è capace di perseverare nell’attesa (esagramma 05) e nella sua interiore sicurezza: vera forza. Questa forza si manifesta attraverso veracità inesorabile. Sai vedere le cose come sono, guardandole diritte in faccia. Ecco perché dagli avvenimenti sai scorgere la luce necessaria a riconoscere la via per riuscire. A questo riconoscimento deve seguire decisamente il tuo agire perseverante: poiché soltanto se si va decisi incontro al proprio destino si può affrontarlo. Allora si può attraversare la grande acqua, cioè decidersi e superare il pericolo.
Le nuvole che salgono nel cielo offrono l’immagine dell’attesa. Così l’essere umano nobile, nell’attesa, mangia e beve, ed è lieto e fiducioso: quando le nubi salgono nel cielo è indizio di pioggia. Non si può fare altro che attenderne la caduta.
Così avviene anche nella vita quando un destino si prepara. Finché il momento non è ancora giunto non bisogna darsi pensiero, né voler plasmare il futuro intervenendo e affaccendandosi. Occorre invece accumulare tranquillamente forza, per il corpo, mangiando e bevendo, per lo spinto, stando allegri e di buon umore. Il destino sopravviene spontaneo, da solo. Allora si è pronti.
Il rappresentante del cielo in terra è come un’altura montana capace di elargire benedizioni del cielo: le nubi e la pioggia che si radunano attorno alla sua cima, e di farle discendere, per poi splendere trasfigurato da luce celeste. Ciò mostra la sua modestia (esagramma 15; la qualità della terra è infatti lo stare in basso, e proprio perciò l’altura terrestre stando al di sopra è qui esaltata come modestia) e l’effetto di questa modestia in uomini elevati e forti, che ne vengono anch’essi esaltati.
La modestia crea riuscita nella tua nobiltà d’animo, e pertanto non puoi non riuscire a portare a termine i tuoi progetti.
Antichissima legge di natura celeste è quella del vuotare ciò che è colmo e di riempie ciò che è modesto: quando il sole sta al culmine deve volgere al tramonto seguendo la legge celeste, e quando sta nel punto più profondo sotto la terra va verso un suo nuovo sorgere. Secondo la medesima legge, quando la luna è piena, cala, e quando è vuota ricomincia a crescere. Questa legge celeste opera anche nel destino degli uomini: il pieno si modifica ed finisce nel modesto; i monti alti vengono asportati dalle acque, e le vallate riempite. La legge delle potenze del destino è quella di danneggiare ciò che è pieno e di elargire fortuna a ciò che è modesto.
Anche gli uomini odiano il pieno ed amano il modesto. I destini seguono leggi fisse, che si esplicano con rigore. Ma è nel potere dell’uomo plasmare la sua sorte a seconda del suo comportamento esponendosi all’influenza di forze benigne o a quella di forze deleterie. O grande anima! Essendo in alto e mostrandoti modesta splenderai nella luce della saggezza. Essendo in basso e mostrandoti modesta, nessuno potrà scavalcarti. Così il nobile che è in te riesce a portare a termine la sua opera, e non si vanta della cosa compiuta.
Osserva un’altura, una montagna. È l’immagine della modestia. Così il nobile diminuisce quello che è troppo, ed aumenta quello che è poco. Egli pondera le cose e le rende uguali. Alto e profondo allora si compensano, ed il risultato è la pianura.
Così dovrebbe agire il politico onorevole quando mette ordine in terra: compensare i contrasti sociali che sono le fonti di discordia, creando condizioni eque e piane, dato che chi si innalza sarà abbassato e chi si abbassa dovrà essere innalzato: “Tutte le valli dovranno essere innalzate e tutte le montagne e colline dovranno essere abbassate, e ciò che è disuguale dovrà diventar piano, e ciò che è gibboso diventare liscio” (Isaia 40,4). Nella Bibbia Dio umilia il superbo, e da’ grazia all’umile, ed anche nella religione dei Parsi vi sono tratti simili. Lo stesso vale per la concezione greca dell’invidia degli dei.
La verità è infatti una sola, e consiste nell’equità (epicheia) del ritmo, che fa della storia qualcosa di sacro, testimoniato da ognuno dei 26 patriarchi della Bibbia, nonché dal numero 26 stesso, somma dei valori numerici del nome di Dio. Quanto segue ne è solo un accenno, tanto per caratterizzare anche da questo punto di vista questo tuo potere ritmico.
Il più grande avvenimento ritmico della storia è quello dell’anno platonico, la cui durata (precessione equinoziale) è di 26 mila anni.
Una simile durata ne fa non un processo ma un evento cosmico, evento che i re magi attendevano nell’anno zero. Sono passati solo due millenni da allora, e non si è ancora ben capito cosa avvenne 2000 anni fa.
Gli avvenimenti a cui si riferiscono i quattro vangeli e i fatti (Atti) degli apostoli, come pure i principali eventi dei primi secoli cristiani, trascendono la semplice storia terrestre, dato che attraverso quegli avvenimenti penetra nella storia della terra un elemento ultraterreno: il cielo diventa terra, e “Dio si fa uomo attraverso l’Agnello cosmico”. Questa espressione non è solo un modo di dire mistico, ma poggia sul fatto astronomico della coincidenza iniziale della nostra era fra costellazioni celesti e segni zodiacali. Solo nel tempo del “cristianesimo primitivo” infatti costellazioni reali e segni zodiacali coincidevano, e solo allora le immagini del cielo potevano evocare realmente per esempio l’avvento precessionale dell’Agnello cosmico. Nell’astrologia “caldaico-nestoriana-ebraica”, il segno dell’“Agnello” non era altro che il segno zodiacale dell’Ariete, evocatore della testa umana, o del cranio, in ebraico ghilgulét, latinizzato poi in “Golgotha, località presso Gerusalemme, dove fu crocifisso il Redentore” (1).
All’inizio della nostra era, traspariva dunque più distintamente che in qualsiasi altra epoca, attraverso immagini fenomeniche visibili dalla terra, la sfera celeste degli archetipi e dei fenomeni prototipici, ed assumeva corpo un’essenza spirituale, ultraterrena e sovrumana: un essere che, concludendo il ciclo dell’anno cosmico che dalla costellazione dei Pesci a quella dell’Ariete, descriveva e descrive il circolo dello zodiaco in un periodo precessionale di 25920 anni, che l’astronomia odierna arrotonda, appunto, a 26 mila anni. Ventisei furono i patriarchi biblici… Ventisei sono le unità che costituiscono il famoso “nome impronunciabile” Yhwh…
Ecco dunque perché il tracciare la storia del cristianesimo e della chiesa, così come essa ci è stata imposta dalla cultura di Stato, senza accennare al cristianesimo primitivo, è qualcosa di deforme, che non può essere accettata, dato che tale storia può essere giustificata, solo dove si compia, per lo meno, il tentativo di rendere visibile, attraverso la molteplicità dei particolari, la grande unità e totalità spirituale che la riguarda.
Invece, nella misura in cui questo tentativo riesce, attraverso tutti gli eventi narrati emerge un volto, appartenente a un cranio (ghilgulét), tramite il quale diviene possibile riconoscere che il cristianesimo primitivo è un’entità vivente, un genio divino-umano.
Se poi si dirige l’attenzione sull’amorevole azione di liberazione cosmica, compiuta da quell’entità, si può perfino affermare che il cristianesimo primitivo è un uomo reale definitivamente incarnato (2). Nelle consuete trattazioni storiche, al cristianesimo primitivo non viene dunque riconosciuto il valore che ad esso compete.
Perché? Io rispondo dicendo che l’uomo reale, cioè l’umanità, disturba l’uomo fasullo, il quale fa di tutto perché l’Avvento non avvenga.
La libertà infatti spaventa… Fa male…
Per cui si assiste sempre più a fatti che confermano che se da un lato “la verità fa liberi”, dall’altro, la menzogna fa “credenti”!
Ed è proprio attraverso questa “logica” della paura e della menzogna che ci si adagia poi nella fede della religione della BCE o di Bankitalia.
La separazione della trattazione del nuovo testamento da quella della storia reale del cristianesimo, ha come conseguenza che i fatti esposti nel nuovo testamento non vengano presi sul serio, dato che
il loro nucleo centrale, che è punto di svolta di tutta la storia dell’umanità, è sconfessato. Ed è proprio così che la storia delle confessioni religiose viene privata della sua base spirituale e della sua sorgente, vale a dire della sua realtà originale, che è insieme terrena e celeste in senso astronomico: la comparsa dell’io nell’uomo, che precedentemente indicava se stesso in terza persona singolare, attraverso espressioni come “l’anima mia”, “il mio spirito”, “il mio cielo di nascita”, ecc.
Insomma, quanto più l’evento cristico verrà riconosciuto come il punto centrate dell’INTERA storia dell’umanità, tanto più impossibile diventerà il prescindere, per la storia del cristianesimo, da quella dell’umanità pre-cristiana.
“Non si comprende” - scrive Emil Bock – “perché i teologi cristiani debbano attribuire ancora tanto valore allo studio dell’Antico Testamento; e si perde di vista l’intima universalità essenziale del cristianesimo e il suo valore umano universale. Solo imparando a ravvisare nella storia dell’Antico Testamento, come pure nelle altre correnti religiose dell’umanità, la storia precristiana del cristianesimo, i destini dell’entità Cristo precedenti la sua incarnazione, solo allora gli eventi precristiani riacquistano il loro significato più profondo e il cristianesimo il suo valore assoluto. Allora peraltro si rende necessario di riallacciare organicamente la storia cristiana alla precristiana, le vicende narrate nel Nuovo Testamento alla storia esposta nell’Antico. Il cristianesimo primitivo può venir compreso solamente partendo da una totalità veramente universale, che comprenda tutto, o non viene compreso affatto” (3).
Invece i misteri del mondo antico che si avvicinava alla sua fine vennero - e vengono ancora - tenuti deliberatamente segreti.
Infatti chi parla oggi del Golgota?
Trattare storicamente del “mistero del Golgota” e del particolare carattere dell’ambiente in cui esso venne a svolgersi (carattere che conferisce all’ambiente stesso qualche cosa di affine ai “misteri”), è impresa che richiede meraviglia e coraggio. E ciò è alquanto difficile per l’uomo senza meraviglia dei nostri giorni, la cui mentalità scettica e agnostica arriva solo all’antilogica. Oggi l’uomo vive come un decapitato.
L’evoluzione procede infatti non solo verso l’alto ma anche verso il basso, là dove cadono, grazie alla forza di gravità, le teste mozzate cadono. Ed oggi le teste cadono come 2000 anni fa. Allora cadevano perché il senso dell’io umano cominciava a farsi sentire sul luogo del cranio o golgota. Oggi questo nome è divenuto un tabù proprio per ciò che evoca: il capo umano. Quale confessione religiosa ne parla?
Oggi la pace fra le religioni non è raggiunta. E ciò nonostante si pretende creare un nuovo ordine mondiale attraverso democrazie armate, senza minimamente accorgersi che il problema da risolvere è innanzitutto l’anacronismo.
Come fa un nuovo ordine mondiale a manifestarsi con la legge del taglione del vecchio mondo?
Infatti le attuali teste mozzate riguardano uomini che si fanno soldati (assoldati) in nome dei soldi, vale a dire del dio pecus.
Ieri non si moriva solo per il proprio pane, ma per il pane spezzato per tutti.
Ciò che è rimasto identico a ieri è dunque l’identico impulso al massacro (4). Infatti l’antico impulso alla carneficina era, esattamente come oggi, quello di eliminare la nuova mentalità.
Infatti tanto le proscrizioni di Silla, quanto quelle di Ottaviano nascevano dall’avversione per il nuovo modo di pensare. Si facilitava così il trionfo della corrente egizio-diadòcica decadente, che stava sfociando nella storia romana, eliminando in quel modo i veri figli ed i rappresentanti della nuova umanità dell’io, nata da anelito cristico, vale a dire dal potere reale del tempo, del nuovo, di buone nuove (in greco “eu”, “bene”, “aggelion”, “notizia”, in latino: “”evangelium” ).
Ecco perché in eventi di 2000 anni fa è possibile scorgere scene che sono veri e propri simboli di storia universale, aventi pari dignità di qualsiasi storia sacra: Antonio, istigato dalla moglie Fulvia, piena di fanatico odio, comandava che gli fosse portata la testa di Cicerone, e dileggiando cinicamente quella vista orrenda, gli conficcava spilli negli occhi. Cleopatra offriva a Cesare la testa di Pompeo, ed Erodiade contemplava trionfante la coppa sanguinosa recante la testa di Giovanni il Battista. Gli spiriti della sfrenata sete di potere, spettri di un mondo sommerso, odiavano l’uomo nuovo, libero… ODIANO l’uomo libero… Esattamente come oggi.
Odiavano soprattutto la luce dell’io, che sorgeva come una stella sulla fronte dell’uomo, e che sul “luogo del Cranio” (Golgota), segnava col sangue la presenza dell’IO SONO sul pianeta.
Il cranio umano racchiudeva e racchiude la possibilità della liberazione dalla schiavitù.
Nel luogo del cranio umano, il pensare universale poteva essere colto, e l’io sollevarsi, innalzarsi, sorgere e risorgere. Perciò si superava la paura: quella delle belve del Colosseo, quella delle teste mozzate dei proscritti, che venivano ammonticchiate in orride piramidi, come monito imperiale al popolo, e quella dei sicofanti, scribi, camerieri come sempre dei cambiavalute e dei “venditori di colombe”, chiamati da Gesù di Nazaret “razza di vipere”, ipocriti e vanitosi, che dicono e non fanno, che legano pesanti imposte sulle spalle della gente, ed alle quali non vogliono minimamente partecipare, facendo di tutto per essere ammirati, chiamati padri o signori, contrariamente alla parola “non chiamate nessuno signore sulla terra” (Matteo 23,3-12), e imponendo il signoraggio bancario perfino sull’uso della cartamoneta! Non sono cose di ieri, ma di oggi.
L’inizio del primo millennio, e l’inizio del terzo, portano con sé le stesse immagini.
Forse insegnano che qualcosa l’uomo attuale deve cambiare.
Eppure si va ancora verso conati antistorici ed anacronistici per la medesima volontà di 2000 anni fa di eliminare il nuovo, cioè l’individualità. E tutto questo si fa, in nome della specie, o del partito, o dei crocchi, che imperterriti vorrebbero continuare la loro corsa, non più con l’odio verso l’io, ma ad estirpazione dell’io già avvenuta, dato che la decerebrazione in nome del dio pecus è oggi oramai norma normata.
In questo periodo storico, pieno di preparativi per il “nuovo ordine mondiale”, ciò che sta succedendo nel cielo dei Pesci (segno zodiacale rappresentativo dei piedi) e nel gioco del calcio, comunica per filo e per segno ciò che le teste umane dovrebbero recepire: l’asse Pesci-Vergine dovrebbe comunicare all’asse Ariete-Bilancia che l’epicheia, cioè l’equità reale, urge all’uomo, e solo essa dovrebbe muoverlo. Dovrebbe. Ma non lo muove. Perché?
A questo punto si pensi ad un gregge. Chi ha fatto l’esperienza dell’attraversamento di un gregge con la propria auto, ha potuto farlo solo grazie all’intervento di pastori, dato che le pecore, i cui centri neurovegetativi della paura sono ottusi, non arretrano di fronte alla vista di un veicolo. Così è il gregge dell’attuale pseudo umanità: l’uomo si è fatto pecorone. Crede solo nel dio pecunia. E crede più in questo dio pecus che in se stesso. Perciò non può che essere sempre più soggetto a questo suo credo, vale a dire sottomesso, soggiogato.
Le parole chiavi “io sono”, relative all’Ariete, “io credo”, relative ai Pesci, e “io so”, relative all’Acquario, sembrano anzi non avere più nemmeno correlazione precessionale.
L’uomo senza meraviglia sembra sempre più uno che non sa e che “non ne vuole sapere”.
L’avvento di una nuova razza umana schierata contro l’individualità in favore della specie è l’avvento della vera guerra santa connessa col POTERE DEL RITMO, che tu porti in te

NOTE
(1) Vedi alla voce in Ferruccio Calonghi, “Dizionario della lingua latina, Vol. 1°, Ed. Rosenberg & Sellier, Torino, 1951. (2) http://digilander.libero.it/prigionieropolitico/cosmos.jpg
(3) Emil Bock, “Cesari e apostoli”, Ed. Bocca, Milano, 1954.
(4) Cfr. Antonio Greni, “Apologia del massacro”, Ed. del Leone, 1992.

 

 

 

 

 

Collaborazioni

New Zone
Realizzazione siti web e web application

SINAPE FeLSA CISL
Sindacato Italiano NAturopatia Agopuntura PranoPratica Estetologia Discipline Bio Naturali Discipline Olistiche per la Salute